Arroscia: la valle slow

Rallentare i ritmi e uscire dai percorsi consueti per apprezzare più a fondo la ricchezza del panorama naturale, sociale e produttivo delle nostre comunità locali: l'esempio della Valle Arroscia in Liguria.

In contrapposizione a un mondo "fast", veloce, frenetico, famelico, esistono ormai molti movimenti "slow" che predicano un ritorno a ritmi più umani: ci sono lo slow food,  lo slow gardening, la slow fashion, la slow photography, lo slow cooking, persino la slow church e la slow science.

La provincia rurale e montana italiana è da sempre sinonimo di pacatezza, flemma, placidità, tranquillità; almeno lo è stata fino a quando la crisi economica, unita al cronico spopolamento dei piccoli comuni, ha messo in pericolo le economie e la sopravvivenza stessa delle comunità locali.
Earth Day Italia  ha presentato all'Expo 2015 il progetto "Tra campagne intelligenti e montagne all’avanguardia - Le comunità rurali e montane insegnano come mangiare tutti e mangiare bene", realizzato con il sostegno del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Scopo del lavoro è rendere noti esempi di comunità che si impegnano per superare le difficoltà, puntando sulle risorse locali, sulla natura e sulle relazioni sociali tra conterranei.
Uno degli esempi più calzanti è quello della Valle Arroscia: un insieme di comuni incastonati tra le alpi liguri che seguono verso il valle il percorso del torrente Arroscia. A monte le stazioni turistiche di Monesi e Garessio; a valle, verso Imperia, Savona, Sanremo, la riviera ligure. Non del turismo invernale ne di quello estivo, però, possono vivere queste comunità, vicine, si, ma non parte di quei trafficati itinerari turistici. Eppure questa valle è ricca di natura, risorse, percorsi, paesaggi, artigianato, architetture, produzioni di qualità, arte; ma il turismo "fast" non prevede deviazioni dalle autostrade dell'economia, dalle rotte del "mordi e fuggi" e, come in tanti altri paradisi italiani, anche nella Valle dell'Arroscia si rischia il declino, lo spopolamento, la chiusura delle attività e l'oblio.

Ma c'è tanto da salvare dall'oblio in Valle Arroscia, come in ogni contrada d'Italia del resto: il vino Pigato e il vino Ormeasco, l'aglio di Vessalico, la toma di pecora Brigasca, il miele, l'olio, la lavanda, le castagne. Nel 2012 un gruppo di settanta persone, di undici comuni della valle, superando campanilismi e immobilismo, ha deciso di unirsi, di condividere risorse e idee, di consorziarsi per richiamare turismo in questa valle. Un nuovo significato al vecchio adagio che "la pubblicità è l'anima del commercio": così è nata Arroscia Valle Slow (visita il sito) associazione di cittadini, imprenditori, negozianti, ristoratori, agricoltori, albergatori che vogliono restare legati alle loro terre e ai loro mestieri, ai prodotti e alle peculiarità della loro valle, e farla conoscere a quante più persone possibile. Promuovono prodotti e attività, organizzano escursioni, fiere e raduni, percorsi sportivi e naturalistici.

La conoscenza però richiede tempo e applicazione da parte del visitatore: una deviazione dall'autostrada dell'omologazione e un deciso rallentamento del ritmo del viaggio; perché così si entra nella valle slow.

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