20 Giugno 2013
Samanta La Manna
GREEN ECONOMY
20 Giugno 2013
Samanta La Manna

Habemus decreto del fare, focus sull’Ambiente

Il Governo Letta ha presentato il suo piano operativo e tra le disposizioni contenute nel Decreto del Fare approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso, vediamo quelle sull’Ambiente

La riunione del Consiglio dei ministri del 15 Giugno scorso, ha messo sul fuoco - quello ben lungi dall’essere spento, della crisi economica - un bel calderone in ebollizione: un decreto legge recante misure urgenti  in materia di crescita. Le aspettative sono alte e gli interventi auspicati sono molti, forse troppi perché il provvedimento si tramuti in fare.

Il decreto contiene misure per un totale di oltre 3 miliardi di euro, risorse sottratte alla costruzione del Ponte sullo Stretto e dalla linea ferroviaria per il Treno Alta Velocità, con una ricaduta prevista a livello occupazionale di circa 30mila nuovi posti di lavoro (20mila diretti, 10 mila indiretti), in materia di infrastrutture. 

Ma il rilancio economico, ovviamente, passa anche per l’Ambiente e così nel decreto del fare sono previste “nuove disposizioni di semplificazione in materia di gestione delle acque di falda sotterranee estratte per fini di bonifica o messa in sicurezza dei siti contaminati”. Tali norme dovrebbero non influenzare le garanzie di tutela delle risorse ambientali, ma favorire la crescita delle attività economiche interessate.      

Disciplina più semplice anche per i materiali da riporto (quelli utilizzati durante gli scavi per i riempimenti, all’interno dei quali possono trovarsi materiali estranei): se ne chiarisce la definizione, specificandone la composizione.

Criteri qualitativi previsti anche per utilizzare terre e rocce da scavo: senza tali criteri, saranno considerati rifiuti e non sottoprodotti.

Per risolvere alcune questioni interpretative spesso causa di ostacolo ad attività turistiche all’aperto, viene chiarita la portata di alcune norme concernenti l’attività di posizionamento di allestimenti mobili di pernottamento e relativi accessori, temporaneamente ancorati al suolo, all’interno di strutture ricettive all’aperto per la sosta ed il soggiorno.  (In particolare, coloro che campeggeranno dovranno far riferimento a normative di settore contenute in diverse leggi regionali e non necessiteranno più di permesso a costruire, laddove detto posizionamento sia effettuato in conformità alle suddette leggi regionali.

Il ciclopico tema ‘emergenza rifiuti’ non poteva mancare e così ecco uno strumento che velocizzi le procedure di competenza degli Enti locali al fine di realizzare e avviare gli impianti di gestione dei rifiuti nella Regione Campania, già previsti dalla normativa e dalla pianificazione vigente ma non ancora realizzati (i cosiddetti inceneritori o termovalorizzatori, per intenderci).
Tale accelerazione scaturisce anche dall’esigenza di evitare una possibile condanna dell’Italia nella procedura di infrazione comunitaria. Se fossimo condannati dovremmo sborsare 8 milioni di euro giornalieri, e perderemmo un ingente finanziamento comunitario stanziato per la problematica dei rifiuti in Campania. E allora ecco anche il ricorso alla nomina di commissari nominati dal Ministro dell’Ambiente che effettuino gli interventi necessari in caso di inadempienza degli enti competenti in via ordinaria.
In poche parole quest’ultimo punto significa che: se i conflitti ambientali tra amministrazioni e popolazione su come e dove collocare le discariche, i depositi temporanei o di trattamento dei rifiuti e gli inceneritori, dovessero riesplodere e bloccare nuovamente il processo di ‘modernizzazione’ nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania, il Governo ricorrerà ai Commissari Straordinari che potranno agire anche senza il consenso delle amministrazioni e popolazioni ma in virtù dei poteri straordinari che il Governo gli conferirà.

Il presidente del Consiglio Enrico Letta, ha dichiarato che questo provvedimento ha come base le 6 Raccomandazioni rivolte all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013 nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività. Come a dire “se la popolazione scende in piazza e si ribella non è colpa mia, è l’Europa che lo vuole”.

 

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